Quando Trump e Johnson sminuivano il coronavirus e loro le giravolte

Quando Trump e Johnson sminuivano il coronavirus e loro le giravolte

Mar 25, 2020

Di Mauro Speranza

E' notizia di queste ore l'accordo tra Democratici e Repubblicani per l'approvazione di un piano da 2 mila miliardi di dollari proposto dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per far fronte alle conseguenze del coronavirus nel paese. La notizia arriva mentre il bilancio degli infetti da coronavirus è arrivato oltre 52 mila e i deceduti sono stati fin'ora oltre 700 negli USA.

Gli Stati Uniti sono in 'emergenza nazionale', dichiarato dallo stesso Trump il 14 marzo, poco più di 10 giorni fa, e l'intervento che il Senato USA si appresta a dichiarare è stato definito “da tempi di guerra” dal leader della maggioranza Repubblicana al Senato, Mitch McConnell.

Trump sminuisce il coronavirus

Eppure c'era un tempo in cui Donald Trump non perdeva occasione per sminuire l'impatto del coronavirus sulle vite degli americani. “L'anno scorso 37.000 americani sono morti per l'influenza comune. In media, tra i 27.000 e i 70.00 all'anno. Niente è chiuso, la vita e l'economia vanno avanti. In questo momento ci sono 546 casi confermati di Coronavirus con 22 morti. Pensateci!" scriveva su Twitter il Presidente.

“A questo punto, e poiché abbiamo avuto una politica di confine molto forte, abbiamo avuto 40 morti legate al coronavirus. Se avessimo frontiere deboli o aperte, questo numero sarebbe molto più alto!”: altro tweet sul tema.

Tornando ancora indietro nel tempo, il 10 febbraio Trump dichiarava su Fox Business che “l'arrivo del caldo avrebbe ucciso il coronavirus”, in particolare nel corso del mese di aprile.

Il 27 febbraio, ovvero due settimane dopo, Trump chiamava in causa i miracoli. Nel corso di un incontro con i giornalisti presso la Casa Bianca, Trump affermava che il coronavirus “un giorno, come un miracolo, andrà via”. Nel frattempo, aggiungeva Trump, "le cose potrebbero peggiorare prima di migliorare, ma forse andrà via. Vedremo. Nessuno lo sa veramente".

In attesa del 'miracolo', Trump iniziava a sperare in un vaccino. Il 2 marzo, durante un raduno a Charlotte, North Carolina, Trump affermava di aver tenuto una riunione con "molte grandi aziende" e che "avranno i vaccini relativamente presto", mentre l'OMS spiegava che il vaccino non sarà disponibile per almeno 18 mesi.

A quel punto, forse Trump aveva preferito tornare sul tema 'miracoli'. "Stiamo già cominciando a veder la luce in fondo al tunnel”, dichiarava il presidente dopo aver annunciato potrebbe decidere l'abbandono delle misure di contenimento.

Gli Stati Uniti “non possono permettersi che la cura sia peggiore del problema stesso”, twittava Trump, aggiungendo che “alla fine del periodo di 15 giorni decideremo da che parte vogliano andare”.

Le giravolte di Johnson e le offese agli italiani

Nel frattempo, nell'Europa oltre Manica, il Regno Unito ha deciso il 'coprifuoco' dopo un drammatico discorso alla nazione da parte di Boris Johnson. Il Premier britannico ha annunciato una stretta sui movimenti e sulla libertà dei cittadini, prendendo misure simili a quelle decise in Italia.

Eppure Johnson, prima di oggi, aveva affermato più volte che la Gran Bretagna non aveva bisogno di un 'lockdown', una chiusura totale, mentre secondo il principale consigliere scientifico del governo, Sir Patrick Vallance, che la scelta per i britannici restava quella dell'immunità di gregge, il contagio lento e consapevole del 60% circa dei britannici che avrebbe impedito di diffondere il virus.

Nel frattempo, Johnson dichiarava di non temere il coronavirus, e che proseguiva a “stringere le mani tranquillamente” a chiunque incontrasse.

E' notizia di oggi, infine, che il principe Carlo ha contratto il COVID-19, tra l'altro scatenando polemiche in Gran Bretagna in quanto l'erede al trono era stato sottoposto al test quando rivelava “sintomi lievi”.

Le ultime decisioni del governo, infatti, impongono alla popolazione di fare il testo solo a chi mostra sintomi gravi, proprio perché restava la convinzione che l'estensione del contagio al 60% della popolare avrebbe fermato la diffusione della pandemia.

La valanga di critiche ha costretto il Governo a negare di essere disposto a far morire una minoranza di cittadini per il bene della maggioranza. Dopo una rapida marcia indietro, ora l’obiettivo dichiarato è di accelerare il numero di test, in linea con le direttive dell'Organizzazione mondiale della Sanità.

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