Il prezzo del greggio sale questo lunedì, tra le notizie secondo cui l’Arabia Saudita ha prodotto meno barili di greggio a luglio, mentre in base ai dati settimanali di Baker Hughes l’attività di trivellazione USA è diminuita.
I future del greggio WTI con consegna a settembre si attestano a 68,57 dollari al barile alle 23:36 ET (03:36 GMT), su dello 0,35%, mentre i future del greggio Brent con consegna ad ottobre salgono dello 0,33% a 73,45 dollari al barile.
L’Arabia Saudita, uno dei principali esportatori mondiali di greggio, ha prodotto 200.000 barili in meno al giorno a luglio, solo 10,29 milioni al giorno il mese scorso, secondo i report.
L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio (OPEC) ha deciso di aumentare la produzione a partire da luglio e mercoledì scorso ha reso noto che la produzione a luglio è salita di 300.000 barili al giorno. Tuttavia, le esportazioni petrolifere da parte dei cinque membri dell’OPEC sono scese di circa 1,1 milioni di barili al giorno a luglio.
Anas Alhajii, economista energetico di Dallas ha dichiarato: “Le cifre sulla produzione di luglio mostrano un grande aumento della produzione OPEC, vicina ai 300.000 barili al giorno, ma le esportazioni sono salite solo lievemente, impedendo ai prezzi di scendere ancora”.
“Con l’incremento della produzione OPEC che fa sorgere domande circa la quantità della restante capacità di produzione, le persone dovrebbero ricordare che la maggior parte del calo della produzione in Venezuela ed Iran è già messo in conto”.
Nel frattempo, i dati settimanali di Baker Hughes mostrano che il numero di impianti di trivellazione negli Stati Uniti è sceso di 4 unità a 1.048. I produttori di petrolio di scisto USA, inoltre, hanno registrato risultati trimestrali negativi, attribuendone la responsabilità all’aumento dei costi operativi e spingendo il prezzo del greggio.
Alcuni analisti affermano che le compagnie petrolifere potrebbero stare sopravvalutando i loro asset in base a previsioni eccessivamente ottimistiche sui prezzi del greggio futuri e che non stanno rivelando elementi sufficienti perché gli investitori comprendano i rischi.
Natasha Landell-Mills, a capo della gestione di Sarasin & Partners, ha affermato: “Quello che vogliamo è capire meglio quanto siano resilienti le loro attività nei confronti dei seri sforzi di decarbonizzazione. Dovrebbe essere una pratica standard per le compagnie energetiche rivelare la loro sensibilità a prezzi del greggio più bassi”.
