Il greggio è scambiato in rosso negli scambi asiatici di questo martedì, riducendo parte dei guadagni dopo l’impennata del 20% della seduta precedente, in un clima di tensioni sempre più alte in Medio Oriente.
I future del greggio WTI USA scendono dell’1,5% a 61,73 dollari alle 23:45 ET (03:45 GMT). I future del Brent, il riferimento internazionale, vanno giù dell’1,3% a 68,16 dollari.
I riflettori sono ora puntati sugli aggiornamenti riguardo a quanto velocemente l’Arabia Saudita riuscirà a riprendersi dall’attacco di droni che nel fine settimana ha cancellato circa il 5% delle forniture globali.
La compagnia nazionale Saudi Aramco ha perso quasi 5,7 milioni di barili al giorno di produzione.
I mercati si aspettavano che il regno rimettesse in funzione alcuni dei suoi impianti di produzione in pochi giorni, ma i funzionari sauditi hanno reso noto di trovarsi di fronte ad una “grave” interruzione che durerà settimane e mesi, scrive Bloomberg.
I prezzi del greggio sono schizzati ieri sulla notizia ed hanno registrato i guadagni intraday più alti dalla Guerra del Golfo del 1991. L’escalation delle tensioni in Medio Oriente sembra certa dopo che i funzionari sauditi hanno confermato le affermazioni USA secondo cui le armi usate per l’attacco erano iraniane e non opera, come precedentemente riportato, dei ribelli Huthi dello Yemen, appoggiati dall’Iran.
Nel fine settimana il Presidente statunitense Donald Trump ha indicato che le forza armate USA sono pronte a colpire direttamente l’Iran in risposta, ma ha poi spiegato di non avere alcuna fretta di replicare all’attacco.
“Non voglio la guerra con nessuno ma siamo preparati più di tutti … abbiamo un sacco di opzioni ma non ne stiamo considerando nessuna al momento”, ha affermato ieri Trump.
“Si è trattato di un attacco molto grande a cui il nostro paese potrebbe rispondere con uno molto, molto più grande e molto facilmente, ma prima dovremo scoprire con certezza chi ne è stato l’autore”, ha aggiunto.

