Greggio scende dopo uno dei cali maggiori della produzione nella storia

Greggio scende dopo uno dei cali maggiori della produzione nella storia

Set 17, 2019

Di Mauro Speranza

Termina il rally del petrolio durato solo un giorno dopo l’attacco alle infrastrutture dell’Arabia Saudita che aveva provocato la sparizione del 5% della produzione mondiale.

Si tratta di uno dei cali della disponibilità di oro nero più grandi della storia, paragonabile solo alle crisi degli anni ‘70, causati dalla guerra del Kippur e dalla rivoluzione iraniana, e della guerra Iraq-Iran di inizio ’80.

La corsa improvvisa ha visto lo stop grazie all’apertura da parte degli Stati Uniti delle riserve strategiche e dalla dimostrazione che i produttori USA possono far fronte a qualunque situazione di calo della disponibilità.

Gli USA, infatti, rappresentano il primo produttore mondiale con oltre 17,4 milioni b/g, seguiti dalla Russia con 11,6 milioni di b/g e entrambi diffondono il 30% della produzione mondiale.

Il greggio oggi cede l’1%, scambiato a poco più di 62 dollari al barile, dopo il massimo di ieri a 62,90. Nonostante il calo, il prezzo del petrolio resta ai massimi dello scorso maggio. Fermo anche il Brent, venduto a 68 dollari.

Sui mercati, intanto, la frenata dei prezzi sembra non influenzare enormemente i titoli azionari legati al greggio. L’indice europeo del settore, lo STOXX Europe 600 Oil & Gas guadagna l’1%, mentre quello italiano (FTSE Italia Oil & Gas) resta sopra la parità.

Restano in verde Total (PA:TOTF), Royal Dutch Shell (LON:RDSa), BP (LON:BP), con una crescita dell’1%, mentre proseguono gli acquisti sulle italiane Tenaris (MI:TENR), Eni (MI:ENI) e Saras (MI:SRS), nonostante le vendite nel Ftse Mib. Più in difficoltà Saipem (MI:SPMI) (-1%).

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