Greggio ad un nuovo massimo dal 2014, mercati in attesa della decisione di Trump

Greggio ad un nuovo massimo dal 2014, mercati in attesa della decisione di Trump

Mag 07, 2018

Investing.com - Il prezzo del greggio schizza al livello più alto in quasi quattro anni questo lunedì, spinto dalle aspettative che il Presidente Donald Trump possa decidere di tirarsi indietro dall’accordo internazionale del 2015 relativo alla riduzione del programma nucleare iraniano.

I future del greggio WTI scambiati a New York schizzano al massimo intraday di 70,69 dollari al barile, superando la soglia dei 70 dollari per la prima volta dal novembre 2014.

Il prezzo si è poi attestato a 70,50 dollari alle 8:10 ET (12:10 GMT), su di 80 centesimi, o dell’1,2%.

Il greggio Brent, il riferimento per il prezzo al di fuori degli Stati Uniti, rimbalza di 84 centesimi, o dell’1,1%, a 75,71 dollari al barile, dopo aver segnato 75,89 dollari all’inizio della seduta, il massimo dal novembre 2014.

Il Presidente Trump ha tempo fino al 12 maggio per decidere se far ritirare gli Stati Uniti dall’accordo internazionale del 2015 per la riduzione del programma nucleare iraniano e se riapplicare le sanzioni su uno dei principali produttori petroliferi mondiali.

Trump ha più volte minacciato di ritirarsi dal patto, ribadendo la scorsa settimana che, a meno che gli alleati europei non corregganno i “terribili difetti” dell’accordo, lui si rifiuterà di prorogare l’annullamento delle sanzioni USA applicate al produttore petrolifero.

Se le sanzioni dovessero venire riapplicate, ciò potrebbe contribuire alla riduzione delle scorte petrolifere globali in quanto causerebbero una diminuzione delle esportazioni di greggio di Tehran.

L’Iran, importante produttore petrolifero del Medio Oriente nonché membro dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio (OPEC), ha ripreso il suo ruolo di principale esportatore nel gennaio 2016, quando le sanzioni internazionali contro Tehran sono state annullate in cambio di una riduzione del programma nucleare del paese.

I prezzi sono stati supportati inoltre dai timori per il peggioramento della crisi economica in Venezuela, che minaccia le scorte del paese, già in crollo.

Tuttavia, l’aumento dell’attività di trivellazione USA rappresenta uno dei pochi fattori a trattenere il prezzo del greggio in un ambiente altrimenti rialzista.

Le compagnie di trivellazione hanno attivato nove impianti nella settimana terminata il 4 maggio, portando il totale a 834, il massimo dal marzo 2015, secondo quanto si legge nel seguitissimo report di Baker Hughes, l’agenzia di servizi energetici di General Electric (NYSE:GE).

Si tratta del quinto aumento settimanale consecutivo e fa temere per l’incremento della produzione statunitense.

Effettivamente, la produzione statunitense - spinta dall’estrazione di petrolio da scisto - è schizzata al massimo storico di 10,62 milioni di barili al giorno la scorsa settimana, secondo la Energy Information Administration (EIA).

Solo la Russia ne produce di più, con circa 11 milioni di barili al giorno.

Intanto, i future della benzina salgono dello 0,7% a 2,130 dollari al gallone, mentre il combustibile da riscaldamento va su dello 0,6% a 2,166 dollari al gallone.

I future del gas naturale si attestano in calo a 2,707 dollari per milione di BTU.

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