Versione originale di Laura Sánchez – traduzione a cura di
La Cina si oppone ancora una volta alla decisione degli Stati Uniti di etichettarlo come " manipolatore di valuta". La People's Bank of China (BPCh) ha confutato l'azione unilaterale affermando che l'etichetta non soddisfa i criteri quantitativi stabiliti dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, riferisce Xinhua.
"L'etichettatura statunitense è una pratica arbitraria, unilaterale e protezionista che mina seriamente gli standard internazionali e avrà un impatto significativo sull'economia e sui mercati finanziari globali", ha dichiarato l'agenzia cinese in una dichiarazione.
La presunta manipolazione monetaria è "una nuova arma utilizzata dagli Stati Uniti negli attriti commerciali con la Cina, che invia un segnale che la guerra commerciale provocata da Washington si sta espandendo in più aree, tra cui la valuta e i mercati finanziari", ha detto l'agenzia cinese nelle dichiarazioni di un banchiere di Hong Kong.
Già ieri il BPCh ha negato di aver svalutato la propria valuta e ha fissato un intervallo di quotazione per la valuta cinese un po' più alta del previsto, oltre ad annunciare la vendita di obbligazioni scambiate in yuan a Hong Kong.
Così, la Cina ritiene che questa nuovo attacco degli Stati Uniti è una nuova scusa per attuare misure più protezionistiche, "puzza di arbitrarietà e unilateralismo e sconvolgerà le regole e l'ordine del commercio internazionale", hanno detto gli esperti riuniti da Xinhua.
"Etichettando la Cina come un manipolatore di valuta, gli Stati Uniti stanno di fatto continuando il suo approccio di massima pressione ai negoziati commerciali", speigava Liao Qun, economista capo presso la CITIC Bank International in Cina.

