USA-Cina: perchè le scommesse puntano al ‘no deal’

USA-Cina: perchè le scommesse puntano al ‘no deal’

Mag 09, 2019

Versione originale di Laura Sánchez – traduzione a cura di

Mercati europei in profondo rosso, con cali di oltre l'1% in alcuni indici come il Ftse Mib, nel corso del giorno in cui gli Stati Uniti e la Cina riprendono i negoziati commerciali.

Le borse hanno il sospetto che entrambi i paesi non saranno in grado di raggiungere un accordo domani, dopo le accuse incrociate tra i due giganti.

La più recente, quella di ieri sera del presidente americano Donald Trump, accusando la Cina di aver infranto l'accordo e annunciando che non ci saranno negoziati mentre il gigante asiatico continua su questa linea. Ricordiamo inoltre che ieri gli Stati Uniti hanno dato il via libera all'aumento dei dazi alla Cina dal 10 al 25 per cento, che si applicherà a partire da domani 10 maggio.

Entrambi i lati stringono la corda

Link Securities ha citato il New York Times, il quale afferma che "la Cina avrebbe optato per una linea più dura nei negoziati commerciali, interpretando ovviamente in modo errato le recenti dichiarazioni e azioni del presidente Trump come segno che gli Stati Uniti erano pronti a fare concessioni”.

Secondo questi esperti, "tutto dipenderà dal fatto che una delle due parti, o entrambe, scelga di ‘fare marcia indietro’ sulla loro posizione attuale per cercare di riprendere i negoziati o se entrambi opteranno per il confronto. Nel primo caso, i mercati azionari lo festeggerebbero con aumenti significativi, mentre, se sia gli Stati Uniti che la Cina sceglieranno il confronto, i mercati azionari continueranno a cedere terreno”.

A ciò si aggiunge la pubblicazione della Reuters, citando fonti governative statunitensi a conoscenza del caso, secondo le quali "il governo statunitense ha poche speranze che il vice primo ministro cinese, Liu He, arrivi a Washington con un'offerta che potrebbe rimettere in carreggiata i negoziati commerciali".

Secondo Link Securities, ciò è dovuto all'"apparente riluttanza della Cina a modificare le proprie leggi e quindi ad accogliere gli accordi raggiunti”.

Questi analisti fanno eco anche all'articolo pubblicato ieri dal Washington Post, "il quale scrive che i funzionari della Casa Bianca hanno riferito a questo giornale che Trump è pronto a prendere una linea dura con la Cina dal 2020 nonostante le possibili implicazioni politiche.

Nuovi attacchi

Oltre alle accuse mosse contro la Cina su Twitter in questi giorni dal presidente degli Stati Uniti, si sono aggiunte le dichiarazioni rilasciate ieri nel corso di una manifestazione in Florida. "Trump ha usato una forte retorica per attaccare la Cina, accusando il paese asiatico di aver rotto l'accordo e avvertendo che gli Stati Uniti non si sarebbero arresi in relazione all'imposizione di nuovi dazi, a condizione che la Cina non smetta di imbrogliare e rubare posti di lavoro ai lavoratori statunitensi”.

E come se non bastasse, ieri Trump, con il solito tweet, ha scritto che la Cina ha torto se sta cercando di guadagnare tempo fino a novembre 2020 per cercare di negoziare con un presidente democratico.

Il pericolo dei dazi

D'altra parte, Renta 4 sottolinea che "resta da vedere se le nuovi dazi annunciate entreranno in vigore venerdì, a fronte del quale la Cina ha già annunciato che sta preparando ritorsioni se finalmente applicate".

"A parte il solito tono populista di Trump, il mercato vede che la situazione attuale non sembra portare alla firma di un accordo, e se ci sarà, non sarà proprio l'accordo che era stato scontato finora", dice José Luis Cárpatos, CEO di Serenity Markets.

Secondo questo esperto, "se l’incertezza continuasse anche domani, pochi trader saranno long a lungo se durante il fine settimana dovessero arrivare nuove dichiarazioni aggressive da parte di alcuni e altri. Pertanto, "si apre uno scenario molto possibile di mesi, o un periodo ancora più lungo, in cui l’accordo sarà motivo di incertezza", aggiunge Cárpatos.

Secondo gli analisti giaponesi dell’agenzia Nomura c’è una possibilità del 45% di imporre dazi domani venerdì, ma i negoziati continuano; un 45% di probabilità che non vengano imposti e i negoziati continuino, un 5% di probabilità che la possibilità di raggiungere un accordo non sia rispettato e un 10% di probabilità che si raggiunga un accordo questa settimana.

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