Di Mauro Speranza
Unicredit potrebbe entrare nel capitale di Ubi Banca (MI:UBI) con l'obiettivo di cercare di impedire l'offerta pubblica di sottoscrizione (Ops) comunicata a febbraio da Intesa Sanpaolo (MI:ISP) e attualmente in esame dalla Consob.
Secondo quanto scrive il quotidiano 'Il Messaggero', infatti, la banca guidata da Jean Pierre Mustier starebbe valutando la possibilità di acquistare una quota pari al 10% di Ubi Banca.
La notizia ha aumentato le vendite sul titolo Unicredit (MI:CRDI), che a metà seduta scambiata a 7,59 euro per poi toccare un massimo di 7,71 euro, con guadagni superiori al 3%.
Dubbi da Equita Sim
L'operazione potrebbe avere solo lo scopo di 'mettere i bastoni tra le ruote' di Intesa Sanpaolo, in quanto Unicredit “non avrebbe vantaggi economici diretti dall’eventuale acquisizione”, spiegano gli esperti di Equita Sim, “se non quella di evitare il rafforzamento del posizionamento competitivo di un concorrente”.
Inoltre, proseguono gli esperti della Sim milanese, “smentirebbe la strategia perseguita fino ad allora dal management che, attraverso diverse cessioni, quali ad esempio Pekao, Pioneer e, da ultimo, Fineco e Mediobanca (MI:MDBI), ha voluto rifocalizzare le attività della banca sul core business.
Da Equita mantengono una posizione 'hold' sul titolo Unicredit, con prezzo obiettivo a 9,1 euro.
Intesa Sanpaolo risponde alla 'sfida' di Ubi Banca
Da Intesa Sanpaolo, intanto, affermano che la “sfida legale promossa da Ubi Banca riflette frustrazione perché la banca con un patrimonio di 126 miliardi di euro, rispetto ai 848 miliardi di euro di Intesa, attualmente non puo' organizzare una difesa attraverso una controfferta pubblica viste le regole in vigore in Italia” anche se “un tribunale che dichiarasse l'offerta non valida, cambierebbe la situazione”.
A scriverlo è il Financial Times nella sua 'Opinion Lex' in cui ricorda tuttavia come le offerte ostili “di solito non funzionino nel sistema bancario' dove ci sono 'rivalità profonde” e “il consolidamento è costantemente oggetto di discussioni ma raramente viene poi realizzato”.
L'offerta di Intesa Sanpaolo era stata lanciata a febbraio quando iniziava a diffondersi il coronavirus valutando Ubi Banca 4,9 miliardi di euro, mentre il valore attuale si aggira sui 3 miliardi e il titolo è sceso di due quinti.
“L'impatto del coronavirus sull'Italia sembra certamente un cambiamento avverso”, prosegue il FT, “ma chi è ricorso all'uso delle clausole Mac ha avuto un successo limitato nell'annullamento delle offerte”. Diverso, avverte, è il discorso per quanto riguarda i soci storici: “l'opposizione locale è, tuttavia, un problema più difficile da risolvere per Intesa: problema rappresentato dal Car, un gruppo di azionisti di Ubi dell'orgoglioso territorio lombardo”.

