Di Mauro Speranza
Prosegue la 'guerra social' tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo (ex?) social network preferito, Twitter (NYSE:TWTR).
Trump ha attaccato nuovamente Twitter tramite un post in cui accusava il social di “non far nulla per tutte le menzogne e la propaganda della Cina e o del Partito Democratico”, definito “Sinistra radicale”. Secondo Trump, Twitter “ha preso di mira i Repubblicani, i Conservatori e il Presidente degli Stati Uniti”, per poi ribadire che la “sezione 230 dovrebbe essere revocata dal Congresso”, almeno fino a quando sarà regolamentata.
Il riferimento è alla sezione 230 del Communications Decency Act, una legge emanata nel 1996 per regolamentare le responsabilità dei fornitori di accesso a Internet (provider), secondo la quale le aziende informatiche, e quindi i social network, non sono responsabili legalmente dei contenuti che gli utenti pubblicano sui social network, dato che sono “piattaforme” e non giornali, che invece sono direttamente responsabili dei contenuti degli articoli.
Il 'cinguettìo' di Trump arriva dopo un altro episodio in cui uno dei suoi post era stato preso di mira da Twitter, questa volta oscurato dal social network. Il tweet di Trump si riferiva alle manifestazioni che si stanno svolgendo a Minneapolis, minacciando di far intervenire l'esercito per far cessare le proteste.
“Non posso stare a guardare mentre succede a una grande città americana, Minneapolis. Una totale mancanza di leadership. O il debolissimo sindaco della Sinistra Radicale, Jacob Frey, si dà una regolata e porta la città sotto controllo, o manderò la Guardia Nazionale e farò fare il lavoro come si deve. Queste COSE stanno disonorando la memoria di George Floyd, e non permetterò che ciò accada. Ho appena parlato con il governatore Walz e gli ho detto che l'esercito è con lui fino in fondo. Qualsiasi difficoltà e noi assumeremo il controllo ma, quando inizieranno i saccheggi, inizieranno le sparatorie. Grazie!”, scriveva Trump, lanciando una chiara minaccia.
Il post veniva oscurato solo parzialmente da Twitter perchè ritenuto contrario alle regole di utilizzo dei social network che vietano l'incitamento alla violenza, ma dal social network spiegavano che “poiché potrebbe essere di pubblico interesse”, ne permettevano la visione pubblica cliccando sullo stesso post.
Secondo le regole di Twitter, infatti, sono previste eccezioni ai “rappresentanti governativi o eletti dai cittadini, dato il notevole interesse pubblico a conoscere e discutere le loro azioni e dichiarazioni”.

