Di Mauro Speranza
Prosegue il tentativo di recupero del petrolio dopo la 'volatilità estrema' dei giorni scorsi che aveva portato il prezzo del future di maggio in negativo. Oggi il greggio torna sopra i 15 dollari al barile, segnando una crescita del 10%, seguito dal Brent (+7%) che raggiunge quota 21 dollari.
“Con con la pandemia e i lockdown i consumi sono scesi a 7 milioni di barili al giorno. L'Arabia Saudita avrebbe voluto tagliare ancora, ma i russi si sono opposti, perché i produttori americani sarebbero andati avanti come sempre, e per loro nulla sarebbe cambiato. Così anche i sauditi non hanno tagliato. Il risultato è l'intasamento di oggi", spiega Paolo Scaroni, vicepresidente di Rothschild ed ex amministratore delegato di Eni (MI:ENI).
Secondo Scaroni, i prezzi negativi di questi giorni sono “un 'incidente tecnico' del WTI” che probabilmente “si ripeterà anche sulle scadenze di giugno, ma non attribuirei a questo evento troppa importanza”. "Fino a che le economie saranno ferme la domanda resterà debole e il prezzo del Brent sotto 20 dollari al barile”, spiega l'ex ad Eni, “quando i lockdown saranno rimossi la domanda tornerà progressivamente a 100 milioni di barili, ma i prezzi non torneranno a 60 dollari perché la Russia non vuole più tagliare le sue produzioni mentre gli Usa producono a manetta, incuranti di quanto accade nel mondo".
"Ecco” aggiunge il manager, “mi attendo una qualche contromisura da parte americana, anche se la loro stessa legislazione non lo consente. Però è altrettanto vero che per troppo tempo hanno pensato solo ad accrescere le quote di mercato lasciando agli altri l'onere di ridurre le produzioni. Ora si devono un po' guardare allo specchio".
Se il presidente Trump ha però avallato l'accordo sui tagli Opec, "non ha preso impegni concreti. Se i prezzi resteranno così, gli Usa ridurranno la loro produzione solo perché sotto i 35 dollari al barile lo shale oil diventa antieconomico. E poi non va dimenticato che in questa situazione verrà a galla un altro grave problema: le compagnie di shale oil sono indebitate per più di 100 miliardi di dollari e sono sull'orlo del fallimento. Sarebbe un macigno su tutta l'economia che l'amministrazione deve rimuovere", conclude Scaroni.
L'andamento dei titoli petroliferi e la trimestrale di Saipem (MI:SPMI)
A Piazza Affari, intanto, i titoli petroliferi restano incerti, con le azioni di Tenaris (MI:TENR) e Saras (MI:SRS) sopra la parità, mentre Eni prosegue la seduta in crescita del 2% in attesa della trimestrale che verrà diffusa oggi.
Negativa, invece, Saipem, dopo la diffusione prima dell'apertura degli scambi dei suoi risultati relativi ai primi tre mesi 2020. La trimestrale ha visto un risultato netto in perdita di 269 milioni di euro, mentre lo stesso periodo dell'anno precedente si era chiuso in positivo per 21 milioni.
Salgono dello 0,7%, invece, i ricavi, arrivando a 2,172 miliardi di euro, con “l'incremento dei volumi registrato nella divisione Engineering & Construction Onshore è stato compensato dalla riduzione registrata nella divisione Engineering & Construction Offshore”, spiega la nota diffusa dalla società.
La situazione di incertezza causata dal coronavirus ha portato "un drastico e diffuso calo della domanda di servizi che, unita alla volatilità dei prezzi delle commodities, in particolare del petrolio, stanno determinando una sensibile revisione dei piani di investimento futuri anche da parte dei nostri clienti. Nonostante tale deteriorato contesto di mercato i risultati operativi del trimestre sono robusti", concludono dalla società petrolifera.
Secondo l'amministratore delegato Stefano Cao, "la strategia di radicale trasformazione aziendale attuata con successo negli scorsi anni ha consentito a Saipem di raggiungere una struttura economico-finanziaria forte, asset solidi e nessuna significativa esposizione debitoria in scadenza nel breve termine".
In questo contesto, Saipem ha raggiunto "una posizione privilegiata in termini competitivi avendo deciso, da tempo, di accompagnare la transizione energetica con competenze e dotazioni tecnologiche innovative”, sottolinea Cao.
“La resilienza, la flessibilità e adattabilità dimostrate nel tempo permettono la gestione dell'operatività dei nostri cantieri e dei nostri mezzi nel massimo rispetto della salute e della sicurezza delle persone e consentono di affrontare con determinazione il deteriorato contesto economico generale, che ha motivato il ritiro della guidance per il 2020", conclude l'ad di Saipem.

