Investing.com - Giornata di sprint per Tenaris (MI:TENR) che a metà mattinata guadagna oltre il 4%, posizionandosi in testa al Ftse Mib e toccando i massimi di un anno (aprile 2017).
A sostenere il titolo è stato il report dell’agenzia Morgan Stanley (NYSE:MS) che a fine giornata di venerdì aveva diffuso il report sul gruppo incrementando il target price a 21,45 euro, rispetto ai precedenti 19,80 e confermato la raccomandazione “overweight”.
Il report dell’agenzia era giunto dopo che il titolo aveva chiuso in negativo (-0,85%) a causa delle previsioni del gruppo italoargentino relativi ai prossimi trimestri che potrebbero vedere una riduzione delle consegne. Tale riduzione, però, dovrebbe essere compensata dall’aumento dei prezzi dei prodotti, garantendo una crescita di EBIT e EBTDA nel corso dell’anno.
Il managment Tenaris sembra non temere i dazi Usa e afferma di essere ben posizionata per incrementare la produzione presso i suoi stabilimenti.
Sempre a fine seduta della scorsa settimana, Tenaris aveva comunicato i dati del primo trimestre del 2018, comunicando un utile netto in crescita del 14%, arrivando così a 235 milioni di dollari rispetto ai 206 dello stesso periodo dello scorso anno.
I ricavi dei primi tre mesi sono risultati in crescita del 62% rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre l’utile per azione è arrivato a 0,20 dollari, in aumento rispetto al precedente 0,17. L’Ebidta tocca i 354 milioni di dollari con una previsione di crescita nel corso dell’anno.
L’importante risultato dei ricavi viene spiegato dalla società in una nota per un “livello eccezionale di spedizioni per gasdotti del Mediterraneo orientale e da un alto livello di vendite durante la stagione di perforazione canadese di punta”.
Alternati gli altri titoli petroliferi, con Saipem (MI:SPMI) che guadagna lo 0,32%, Eni (MI:ENI) che cede lo 0,35% e Saras (MI:SRS) che supera il +1%.
Intanto, il prezzo del greggio subisce una brusca frenata e cede l’1,09% dopo la notizia di un aumento del numero di piattaforme negli Stati Uniti diffusa dalla società Baker Hughes. La quotazione del petrolio, però, non subisce un crollo a causa della prospettiva che gli Usa possano imporre sanzioni ulteriori all’Iran.
