Di Geoffrey Smith
Come si fa trading durante una campagna elettorale? Con calma e sangue freddo. La triste verità è che gli investitori non saranno neanche lontanamente soddisfatti nel loro bisogno di certezze.
È vero, il mercato britannico ha di nuovo superato il resto d’Europa questo martedì, con il FTSE 100 in salita dello 0,1% ed il FTSE 250 in salita dello 0,3%.
Gli investitori stanno diventando più positivi su quella che è stata la classe di asset più odiata degli ultimi quattro anni. Il motivo? La quasi certezza che le elezioni del 12 dicembre porteranno ad una maggioranza dei conservatori in parlamento, che porterà al superamento del blocco della Brexit e farà svanire il rischio di un governo di estrema sinistra con Jeremy Corbyn.
Gli scettici secondo cui una maggioranza dei Tories abbia dei rischi trascurano gli effetti debilitanti dell’incertezza sulla Brexit. I dati di martedì hanno mostrato che le approvazioni di mutui nel Regno Unito sono scese al minimo degli ultimi sette mesi e che la Banca d’Inghilterra ha identificato “l’impatto domestico dell’incertezza sulla Brexit” come una delle ragioni principali del rallentamento “materiale” di quest’anno nel paese.
Ma il Regno Unito è ancora il mercato con la peggiore performance in Europa sia per quest’anno che per i prossimi tre.
La possibilità di una maggioranza dei Conservatori, data al 60%-70%, porterebbe quasi certamente a lasciare l’Unione Europa entro uno o due mesi. Questo escluderebbe definitivamente la possibilità di restare nell’Unione, che secondo la stragrande maggioranza degli analisti è la cosa più positiva per il futuro economico del Regno Unito nel lungo termine.
Tuttavia, questo non definirà il grado di allineamento con l’UE.
Una sconfitta dei Conservatori porterebbe quasi certamente ad un Parlamento sospeso e ad un secondo referendum – altri mesi di incertezza in cui resta viva la possibilità di restare, ma senza alcuna garanzia di successo.
Jim O’Neill, presidente del Royal Institute of International Affairs, ha dichiarato martedì che un’eventuale impennata sulla scia di una vittoria dei Conservatori potrebbe incontrare le prime difficoltà già “entro febbraio o marzo”, in quanto il periodo di transizione post Brexit terminerà alla fine del 2020 e questo non lascia al Regno Unito abbastanza tempo da negoziare un accordo commerciale completo con l’UE.
Ma se l’analisi generale è inevitabilmente ancora abbastanza cupa, gli effetti immediati mostrano una prospettiva più rosea. Il rischio di una nazionalizzazione sparirebbe sulle azioni delle compagnie interessate e tutte le azioni legate ai consumi interni logicamente sarebbero sollevate dall’aumento degli investimenti promessi dai Tories per attutire il colpo della Brexit.
Morale della favola: niente è sicuro e tutto è possibile. Buon per voi se amate il rischio nel trading, ma se cercate un investimento di valore nel lungo termine lo scenario resta terribile.
