Rimbalzo del prezzo del greggio dopo l’attacco alle petroliere saudite

Rimbalzo del prezzo del greggio dopo l’attacco alle petroliere saudite

Mag 13, 2019

I prezzi del greggio rimbalzano questo lunedì, l’Arabia Saudita ha reso noto che due delle sue petroliere sono state attaccate ieri vicino all’entrata del Golfo Persico, alimentando le tensioni nella regione mentre gli Stati Uniti operano un giro di vite sulle esportazioni petrolifere iraniane.

Il prezzo del greggio USA sale dell’1,6% a 62,6 dollari alle 08:48 ET (12:48 GMT), su di un dollaro dall’attestazione precedente.

I future del Brent scambiati a Londra balzano dell’1,8% a 71,92 dollari, con un rialzo di 1,84 dollari rispetto all’ultima chiusura.

L’agenzia di stampa statale saudita ha reso noto che ci sono stati “danni significativi” alle due petroliere, in conseguenza di un “attacco di sabotaggio”, lasciando intendere che il regno sospetta che ne sia responsabile l’Iran.

Gli attacchi arrivano una settimana dopo l’invio di una task force USA nel Golfo per aiutare a limitare le esportazioni petrolifere iraniane. L’Arabia Saudita ha irritato l’Iran offrendosi di compensare eventuali carenze delle forniture agli storici clienti del paese.

L’escalation delle tensioni in Medio Oriente rappresenta una minaccia per le scorte petrolifere globali.

I timori di uno scontro nel Golfo hanno controbilanciato gli effetti altrimenti negativi sul sentimento dal peggioramento degli attriti commerciali USA-Cina. La Cina ha annunciato l’intenzione di alzare i dazi su circa 60 miliardi di dollari di importazioni USA questo lunedì, rispondendo ai dazi USA su 200 miliardi di dollari di beni cinesi entrati in vigore venerdì mattina ed alla minaccia di ulteriori dazi sui restanti prodotti.

Gli Stati Uniti e la Cina insieme rappresentano il 34% dei consumi globali di greggio nel primo trimestre del 2019, in base ai dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia.

Nel frattempo, le compagnie energetiche USA la scorsa settimana hanno ridotto il numero degli impianti di trivellazione attivi per la terza volta in quattro settimane, facendo diminuire le aspettative sulla produzione futura considerato il riaccendersi dei rischi per le prospettive sulla domanda globale.

Le compagnie USA hanno chiuso due impianti nella settimana terminata il 10 maggio, portando il totale ad 805, secondo quanto ha affermato l’azienda di servizi energetici Baker Hughes nel suo seguitissimo report di venerdì.

Il numero degli impianti è sceso negli ultimi cinque mesi, con le compagnie di esplorazione e produzione indipendenti che hanno ridotto le spese sulle nuove trivellazioni.

--Articolo realizzato con il contributo di Reuters

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