I manager di Nissan e Renault (PA:RENA) starebbero negoziando un nuovo accordo relativo alla loro alleanza, aprendo così la strada al ‘matrimonio’ italo-francese con Fiat Chrysler (MI:FCHA). Secondo il Wall Street Journal, infatti, una delle cause che aveva portato allo stop alla fusione, il veto di Nissan, potrebbe così essere superata.
Il giornale cita scambi di e-mail tra le persone coinvolte nella trattativa, con Nissan che vorrebbe una riduzione della quota detenuta da Renault nel suo capitale, attualmente al 43%, mentre i giapponesi hanno solo il 15% in quello francese, per giunta senza diritto di voto.
Tra le cause che avevano portato ad uno stop alla fusione c’era stato il timore di Nissan di essere indebolita dal nuovo soggetto, non sostenendo così la nuova alleanza.
Il top management di Renault, pertanto, si sarebbe convinto che le modifiche al rapporto con Nissan possano far tornare in ‘auge’ la fusione con FCA.
Le trattative tra francesi e giapponesi potrebbero portare alla firma di un primo protocollo d’intesa nel mese di settembre, anche se altri fondi del WSJ parlano di una durata dei colloqui fino a fine anno.
Inoltre, Renault sarebbe stata appesantita nei conti dalla controllata Nissan, con i giapponesi che hanno registrato un calo degli utili e annunciato un taglio del personale per 12.500 unità in tutto il mondo.
Le previsioni per il 2019 di Nissan, comunque, restano positive, con la casa giapponese che punta a un utile netto pari a 170 miliardi di yen e a un fatturato di 11.300 miliardi di yen.
Porte aperte da Fiat
Il CEO Mike Manley dichiarato ad un’intervista al Financial Times che “la logica industriale che prevaleva prima esiste ancora” e “se le circostanze dovessero cambiare, allora forse i sogni potrebbero unirsi e le cose potrebbero accadere", e in quel caso, "saremmo interessati ad avere novità” da Renault, ha aggiunto.
Renault, però, potrebbe non essere l’unico soggetto con cui Fiat potrebbe ‘convolare a nozze’. “Rappresentano l’unica novità? La risposta a questa domanda è sicuramente no”, dichiarava a Bloomberg lo stesso Manley.

