Petrolio, taglio a produzione maggiore secondo Trump ma prezzi scendono

Petrolio, taglio a produzione maggiore secondo Trump ma prezzi scendono

Apr 14, 2020

Di Mauro Speranza

E' durato poco l'effetto sui prezzi del petrolio dell'accordo tra i paesi dell'Opec+ e altri produttori. Se ieri il greggio aveva visto balzi fino al +4%, i guadagni si sono affievoliti e oggi torna a scendere restando appena sopra i 22 dollari al barile. Il Brent, invece, resta intorno alla parità, scambiato a 31 dollari al barile.

Ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva cercato di risollevare la situazione annunciando che in realtà il taglio alla produzione non era di 9,7 milioni di barili di petrolio al giorno, ma secondo Trump poteva arrivare a 20 milioni.

“Avendo partecipato alle trattative, per usare un eufemismo, il numero che l'OPEC+ sta cercando di tagliare è di 20 milioni di barili al giorno, non i 10 milioni che vengono generalmente riportati. Se qualcosa di simile a questo accadrà, e il mondo tornerà in affari dopo il disastro di Covid 19, l'industria dell'energia sarà di nuovo forte, molto più velocemente di quanto attualmente previsto. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato con me per far ripartire questo grande business, in particolare Russia e Arabia Saudita”, scriveva su Twitter il presidente.



Sul tema era intervenuto anche il ministro dell'Energia saudita, Abdulaziz bin Salman, indicando più o meno le stesse cifre di Trump. Secondo bin Salman, infatti, la riduzione ammonterà a 19,5 milioni di barili al giorno considerando i paesi Opec+ e quelli del G20, con quest'ultimi che taglieranno la produzione di 3,7 milioni di barili. Inoltre, il ministro aggiungeva che l'Arabia potrebbe ridurre la produzione al di sotto della sua attuale quota di 8,5 milioni in caso fosse necessario e in accordo con gli altri produttori.

A togliere petrolio dal mercato contribuiranno anche gli acquisti che andranno a riempire le riserve dei vari paesi che hanno partecipato a questi quattro giorni di trattative. Secondo l'Aie (Agenzia internazionale dell'Energia) il petrolio destinato alle riserve dovrebbe ammontare a 200 milioni di barili nei prossimi due mesi.

I dubbi di Goldman Sachs

L'ottimismo tra i produttori, però, non è condiviso dagli esperti di Goldman Sachs, i quali mettono in dubbio anche i 9,7 milioni annunciati. "Il taglio reale è ben inferiore ai numeri se si paragona con la produzione del primo trimestre ed è di circa 4-5 mln di barili al giorno, perché il cartello ha incluso il sanzionato petrolio iraniano, così come le perdite legate alle tensioni politiche in Libia, Nigeria e Venezuela".

Dubbi arrivano anche dalla lettura del comunicato dell'Opec, in cui si spiega che il taglio collettivo si ridurrà a 7,7 mbg dal 1° luglio e a 5,8 mbg dal primo gennaio 2021 al 30 aprile 2022.

“I membri del G20 come Canada, Stati Uniti e Norvegia si sono accordati per una riduzione totale di 3,5 mln di barili al giorno, senza però fornire una tempistica certa e senza essere soggetti a nessun controllo. L'amministrazione Trump, in particolare, non vuole interferire con le forze di mercato e quindi qualsiasi aggiustamento nella produzione sarà spontaneo e richiederà probabilmente mesi” aggiungono da Unicredit (MI:CRDI) Research.

"In conclusione gli sforzi globali di coordinamento, mai visti prima, sosterranno l'umore del mercato per un po', ma i dettagli dell'accordo difficilmente porteranno grossi rialzi di prezzi rispetto ai livelli attuali, vista la debolezza della domanda", concludono da Unicredit.

Da Goldman Sachs si attendono che il prezzo del petrolio continuerà a scendere, in quanto nessun taglio volontario potrebbe essere sufficiente a compensare la perdita di 19 milioni di barili di domanda media ad aprile e maggio a causa del coronavirus. “L’inversione di tendenza ci sarà solo con la ripresa della domanda e il ritorno alla normalità delle attività industriali, nonché nel settore dei trasporti, a cominciare dal traffico aereo”, spiegano dall'istituto.

Morgan Stanley (NYSE:MS) rivede al rialzo i prezzi

Maggiore ottimismo arriva da Morgan Stanley, la quale ha rivisto al rialzo le stime per il terzo trimestre sul Brent (30 dollari dai precedenti 25), e sul WTI (da 22,5 dollari a 27,5 dollari).

Inoltre, questi esperti hanno alzato le previsioni del quarto trimestre di 5 dollari al barile per entrambi i benchmark del greggio, portando quello del Brent a 35 dollari e a 32,5 dollari per il WTI.

Secondo la banca d'affari americana, infine, nel secondo trimestre, la domanda calerà su base annua di circa 14 milioni di barili.

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