Di Mauro Speranza
In una giornata di acquisti sui mercati mondiali, il prezzo del petrolio torna a crescere in modo sostenuto, sostenuto anche dalle dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti su una possibile accordo USA-Arabia Saudita. Il greggio guadagna oltre il 2% e torna sopra i 24 dollari, mentre il Brent supera i 27 dollari al barile.
Le parole del Segretario statunitense all'energia, Dan Brouillette, stanno alimentando le speranze che nella guerra dei prezzi possano scendere in campo gli USA per controllare la produzione di petrolio. Si tratta di “una possibilità”, affermava Brouillette.
“ È una delle tante, tante idee che circolano nell’ambiente politico”, ammetteva nel corso di un'intervista su Bloomberg Tv. “Che io sappia non è stata avanzata in modo formale, non abbiamo ancora preso nessuna decisione del genere”, anche se “a un certo punto ci impegneremo in uno sforzo diplomatico”.
L'idea sarebbe quella di sostituire l'Opec+, ovvero l'accordo tra Opec e Russia, con accordi sulla produzione tra USA e Arabia Saudita. Già nei giorni scorsi Donald Trump aveva parlato di un possibile intervento statunitense “al momento appropriato”, spingendo il WTI in rialzo del 24%.
Se Broullette utilizzava espressioni 'diplomatiche', la Casa Bianca ha già deciso di rafforzare la sua presenza in Arabia Saudita, inviando una persona di fiducia con grande esperienza nei fatti relativi al Medio Oriente e in questioni energetiche.
Il nome è quello di Victoria Coates, consulente di Trump in materia di sicurezza e politiche energetiche, già consigliera del senatore texano Ted Cruz e consulente dell'ex segretario all'Energia Rick Perry.
Una volta che la situazione legata al coronavirus permetta nuovamente il trasferimento nell'area, la permanenza di Coates a Riad potrebbe durare parecchi mesi.
Il taglio alla produzione USA
Un altro strumento che potrebbe essere in mano alla Casa Bianca è quello di imporre tagli alla produzione delle compagnie petrolifere statunitensi, in coordinamento con Arabia Saudita e Russia. Si tratta delle proposta avanzata da uno dei commissari della Texas Railroad Commission (Trrc), Ryan Sitton, discussa anche con il segretario generale dell'Opec, Mohammad Barkindo, ottenendo un invito al prossimo vertice dell'organizzazione, fissato per giugno.
La Trrc si occupa di regolare il settore dell'Oil & Gas in Texas, stato dal quale proviene il 40% del petrolio americano e la maggioranza dello shale oil, per un totale di 5 milioni di barili al giorno prodotti nel 2019, ovvero più di quanto prodotto dall'Iraq e Canada messi insieme.
“In teoria il Texas potrebbe tagliare la produzione del 10%”, scriveva Sitton in un articolo su Bloomberg, a condizione che “l'Arabia Saudita fosse disposta a tagliare il 10% dai suoi livelli pre-pandemia e se la Russia fosse disposta a fare lo stesso, allora il mercato tornerebbe ai livelli pre crisi (con un’offerta solo leggermente in eccesso)”.
Barclays (LON:BARC) riduce le sue previsioni sul prezzo
Nel frattempo, il proseguire della crisi del coronavirus ha spinto Barclays (LON:BARC) a ridurre le sue previsioni sul prezzo del petrolio per il 2020.
L'istituto britannico ha tagliato le sue previsioni di circa 12 dollari, prevedendo un Brent a 31 dollari e il WTI a 28 dollari al barile.
"È probabile che i prezzi rimarranno sotto pressione fino a quando la situazione del virus non volterà l'angolo", fa sapere la banca, preannunciando ripercussioni anche per Mosca e Riad.
Barclays (LON:BARC) prevede una capacità onshore globale disponibile a circ 1,5 miliardi di barili, con un eccesso di offerta stimato di oltre 5 milioni di barili al giorno (bpd) per quest'anno e un eccesso di offerta di 10 milioni di bpd nel secondo trimestre.
Nel frattempo, "è improbabile che gli acquisti di riserve petrolifere strategiche (SPR) da parte del governo degli Stati Uniti allevino il dolore dei produttori statunitensi", ha affermato la banca.

