Di Mauro Speranza
Accordo raggiunto nella notte tra i paesi produttori di petrolio riuniti nell'Opec+, a cui si erano aggiunti diversi altri paesi tra cui gli Stati Uniti.
L'accordo prevede una riduzione di 9,7 milioni di barili al giorno che rappresenta il maggior taglio della storia, ma resta inferiore all'obiettivo iniziale, fissato tra i 10 e i 20 milioni di barili. Tra questi, Gli Stati Uniti, il Brasile e il Canada contribuiranno con un taglio complessivo di 3,7 milioni di barili.
Dopo una settimana di trattative e quattro giorni di videoconferenze, a sbloccare l'accordo era stato l'intervento di Donald Trump con una chiamata telefonica al presidente messicano Manuel Lopez Obrador, convincendolo ad accettare il taglio di una parte di produzione nazionale di petrolio. Trump, però, ha assicurato che gli USA si faranno garanti della rimanente quota che sarebbe toccata al Messico e aveva proposto la possibilità di conteggiare il taglio della produzione degli Stati Uniti come una riduzione del Messico.
Il Messico viene considerato il vero vincitore dell'accordo, in quanto potrà ridurre la produzione di 100 mila barili, molto meno dei 400 mila richiestogli all'inizio. A due mesi dall'entrata in vigore dell'accordo, inoltre, potrà rivalutare la sua posizione.
Dopo il raggiungimento dell'accordo, Trump ha descritto l'accordo dell'Opec+ sul taglio di produzione di petrolio come "eccezionale e proteggerà centinaia di migliaia di posti di lavoro statunitensi nel settore dell'energia".
Con uno dei suoi soliti tweet, il presidente Usa ringrazia il re saudita, Salman bin Abdulaziz, e il presidente russo, Vladimir Putin. "Il grande accordo con i paesi dell'Opec+ è un successo. Ciò consentirà di risparmiare centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore energetico degli Stati Uniti. Vorrei ringraziare e congratularmi con il re Salman e il presidente russo Putin. Ho appena parlato con loro dall'ufficio ovale. È un ottimo affare per tutti", scriveva Trump su Twitter.
Nella mattinata post accordo, intanto, il greggio arrivava a crescere di un 4% toccando i 23,80 dollari, per poi ridurre i guadagni e scendere a 23,12 dollari al barile. Stesso andamento per il Brent, che da un massimo di 32,75 dollari scende a 31,54 dollari.

