I prezzi al consumo britannici a settembre sono saliti del 2,4% rispetto all’anno scorso, secondo quanto reso noto questo mercoledì dall’Ufficio Nazionale di Statistica britannico.
Il dato è inferiore alle aspettative di un rialzo del 2,6% ed all’aumento del 2,7% di agosto.
L’indice IPC core, che esclude alimenti, energetici, alcol e tabacco, è cresciuto ad un tasso destagionalizzato dell’1,9% il mese scorso, rispetto al 2,0% previsto ed al 2,1% di agosto.
Come prima reazione, la sterlina ha continuato a scendere per via della lettura più debole del previsto. Alle 4:47 AM (8:47 GMT), la coppia GBP/USD scende dello 0,29% a 1,3145 rispetto a 1,2153 segnato prima dei dati, mentre il cambio EUR/GBP si attesta a 0,8800 da 0,8794 segnato in precedenza.
Prima della pubblicazione, la sterlina era già sotto pressione con l’attenzione rivolta alle trattative sulla Brexit.
Il Primo Ministro britannico Theresa May incontrerà i leader dell’Unione Europea nel corso della giornata e si prevede che faccia un altro tentativo per compiere dei progressi sull’accordo sul confine irlandese, uno dei principali ostacoli nelle trattative.
Sono attesi però pochi progressi in occasione del summit UE di questa settimana, visto che nel weekend le trattative tra il Segretario britannico alla Brexit Dominic Raab e il mediatore UE Michel Barnier si sono concluse con uno stallo.
Le speculazioni indicano la possibilità di un vertice straordinario a novembre, un ulteriore tentativo per venirsi incontro sui dettagli, ma ancora non c’è stato alcun annuncio ufficiale riguardante questa riunione.
Secondo una notizia di questa mattina del Financial Times, Barnier avrebbe affermato di essere disponibile alla possibilità di un’estensione di un anno del periodo di transizione del Regno Unito, in cambio dell’accettazione, da parte del paese, di una barriera di protezione “a due livelli” per evitare un confine fisico in Irlanda del Nord.
