Di Geoffrey Smith
I mercati azionari europei aprono in forte ribasso questo venerdì, seguendo a ruota l’ennesima seduta di alta volatilità a Wall Street in cui i titoli azionari USA hanno cancellato quasi tutti i guadagni del giorno prima.
Con il numero di casi confermati in rapido aumento in Europa e con le misure sempre più rigide adottate per salvaguardare la salute pubblica nel continente, i timori di un forte colpo per l’economia sono aumentati significativamente questa settimana. Il numero di casi in Germania è ora salito a 534 a stamattina, mentre la Francia conta 423 casi confermati.
Alle 3:15 ET (08:15 GMT) l’indice di riferimento Euro Stoxx 600 scende di 6,7 punti, o dell’1,8%, a 374,10.Il tedesco DAX registra -1,7% mentre il britannico FTSE 100 segna -1,3% e in Italia il FTSE MIB (con sede nell’epicentro del più grande focolaio di coronavirus in Europa) crolla del 2,1%.
I titoli legati ai viaggi spiccano nuovamente tra i principali sconfitti. La compagnia di crociere Carnival (NYSE:LON:CCL) segna un tonfo del 3,8%, mentre la compagnia madre di BA, IAG (LON:ICAG), cola a picco con -6,4%. Ma anche le banche proseguono con la loro performance deludente. Il sottoindice bancario Stoxx è crollato del 24% nelle ultime tre settimane, con i mercati che hanno perso ogni speranza di vedere una fine dei tassi di interesse profondamente negativi della Banca Centrale Europea.
Il virus ha crudelmente messo in evidenza le pecche strutturali che la zona euro non è riuscita a risolvere in otto anni dall’ultima crisi del debito italiano. L’Italia, il cui fardello del debito e la cronica crescita bassa sono già fonte di preoccupazione per i partner della zona euro, ha proposto misure di emergenza per oltre 7 miliardi di euro per gestire la crisi di salute pubblica che si è diffusa nelle regioni settentrionali, misure che porrebbero il paese in chiara violazione delle norme fiscali della zona euro. L’Eurogruppo ha evitato di appoggiare o respingere il piano durante un vertice in teleconferenza questa settimana.
Sotto pressione anche i titoli di greggio e gas, nei timori che la Russia possa rifiutare di firmare l’accordo sul taglio alla produzione di 1,5 milioni di barili al giorno proposto ieri dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio. Il taglio dipenderà dal supporto della Russia e degli altri paesi e renderà Mosca direttamente responsabile del crollo del prezzo del greggio se non dovesse accettare di collaborare. Eni (MI:ENI) registra un tonfo del 2,8%, mentre Royal Dutch Shell (LON:RDSa) crolla dell’1,4% e BP (LON:BP) dell’1,3%.

