Di Mauro Speranza
Mentre si appesantisce il bilancio delle vittime del coronavirus in Italia, una delle misure di cautela messe in atto dalle stesse aziende è rappresentato dallo smart working, ovvero il lavoro da casa.
In Cina si sta già sperimentando quello che viene definito 'il più grande esperimento di smart working mai messo in atto', con milioni di lavoratori che restano a casa per rispettare la quarantena obbligatoria stabilita dal governo.
Sulla stessa scia, il governo italiano ha approvato una modifica legislativa già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di ieri con la quale è possibile permettere al lavoratore di lavorare da casa, bypassando i tempi tecnici abbastanza lunghi previsti in questo caso.
Approfittando della nuova legislazione, Intesa Sanpaolo (MI:ISP) ha annunciato incentivi per il lavoro a distanza e la concessione di permessi retribuiti per chi vive o lavora nella zona più a rischio, ovvero il Nord Italia.
Tra le altre misure decise dalla banca con sede a Torino, ci sono l’estensione del lavoro per chi ha una immunodepressione certificata, la chiusura di tutte le filiali nelle zone ad alto rischio quali Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo, San Fiorano e Vo' Euganea, mentre taglierà le ‘missioni’ dei dipendenti, valutando di volta in volta sulla loro opportunità.
Anche Unicredit (MI:CRDI) questa mattina ha annunciato alcune misure tra cui l’estensione del telelavoro e il rafforzamento della consulenza a distanza, a cui hanno aggiunto il blocco dei convegni e viaggi di lavoro in Italia e all’estero e la distribuzione di kit anti contagio nelle filiali colpite .
Già preparata Generali (MI:GASI), che da tempo aveva attivato forme di lavoro più agili, misure che gli avevano permesso di avere una altissima percentuale di dipendenti già attrezzati per il lavoro da casa.
Smart working che è stato raccomandato ai dipendenti nelle zone a rischio anche da Wind, per ora limitato alle giornate di oggi e domani, in attesa che suoi tecnici prenderanno tutte le misure necessarie a tal fine.
Per le aziende che non sono ancora attrezzate al lavoro da casa potrebbe andare incontro a diverse difficoltà, col rischio del calo della produttività. “Ma comunque è meglio che stare fermi, costringendo anche i lavoratori a farlo”, spiega Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano.

