Versione originale di Laura Sánchez – traduzione a cura di
Diffuso ottimismo sui mercati europei questo venerdì, in vista del tanto atteso incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il vice primo ministro cinese Liu He, in programma oggi alla Casa Bianca e annunciato ieri a sorpresa da Trump sul suo account Twitter.
"Stiamo andando bene. Domani ci siederemo di nuovo, ma stiamo andando bene", ha detto ieri Donald Trump ai giornalisti, respingendo l'incertezza che era stata generata sul mercato circa la possibilità che la delegazione cinese lasciasse Washington ieri sera, come speculato di nuovo dalla stampa cinese ieri mattina.
La stampa cinese mantiene il mistero
Per ora, il mistero regna. Secondo José Luis Cárpatos, CEO di Serenity Markets, "il Ministro del Commercio cinese non si ‘sbottona’ molto. Gli hanno chiesto come vede i negoziati e ha risposto di sperare di poter lavorare con gli Stati Uniti per far avanzare i negoziati commerciali". E avverte: "Attenzione, perché finora gli unici commenti positivi sono arrivati solo da Trump, la Cina non ha detto assolutamente nulla”. Questo esperto fa eco a un editoriale del China Daily, che spinge per il 'mini deal': "Washington dovrebbe apprezzare il fatto che, indipendentemente dalla pressione che fa, Pechino non rinuncerà in alcun modo al percorso di sviluppo della Cina cedendo all'accordo irragionevole che Washington sta cercando di progettare così duramente.
Un accordo parziale è un obiettivo più realizzabile e sarebbe nell'interesse comune di entrambe le parti. Non solo sarebbe un beneficio tangibile, ma creerebbe anche un necessario spazio di respiro per entrambe le parti per riflettere su un'idea più ampia di cosa fare in futuro”. Per ora, il Global Times ha raccolto in un tweet le parole di Geng Shuang, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, che non dice molto:
"Non vediamo l'ora di lavorare insieme agli Stati Uniti sulla base del rispetto reciproco e della parità di trattamento per promuovere progressi positivi nella conversazione d'affari”.
Cosa si aspettano gli esperti
La notizia dell'incontro Trump-Liu He era come "un manna per gli investitori che fino ad allora si mostravano molto pessimisti circa il possibile esito delle trattative e ieri hanno decisamente scommesso sui valori più ciclici come quelli del settore automobilistico, delle materie prime minerali, del settore petrolifero o del settore bancario, lasciando relegato ad un secondo livello quello più difensivo", spiegano da Link Securities.
Il mercato, quindi, spera in notizie positive dall'incontro tra Trump e Liu He, anche se teme il contrario.
"Le borse sono oggi in attesa delle trattative e sperando in un accordo minimo (maggiori acquisti di prodotti agricoli americani da parte della Cina, protezione della proprietà intellettuale, accordo valutario), lasciando in seguito le questioni più delicate (trasferimento di tecnologia, protezione della proprietà intellettuale, acquisti di prodotti agricoli americani da parte della Cina)", hanno commentato da Renta 4.
"Si parla ora di un accordo limitato che potrebbe essere esteso quando Trump si incontrerà a novembre con il presidente cinese Xi Jinping nel quadro dell'Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC)", aggiungono in Link Securities.
Secondo questi esperti, "gli investitori sembrano voler credere che ci sia un accenno di 'luce alla fine del tunnel', così oggi continueranno a scommettere sull'accumulo di posizioni di maggior rischio, aumentandole nei valori più legati al ciclo. In questo senso, va sottolineato che, se è vero che un accordo commerciale che rappresenta una tregua nel conflitto tra Stati Uniti e Cina è lo scenario più positivo in questo momento, non sarà la panacea per la crescita economica mondiale, poiché i problemi di molte economie, comprese quelle dell'Eurozona, sono di natura strutturale e non scompariranno da un giorno all'altro".
"Se entrambi i leader non dovessero raggiungere un accordo, si prevede l'applicazione di nuove tariffe per il 15 ottobre e il 15 dicembre. Le tariffe di ottobre influirebbe sui prodotti cinesi per un valore di 250 miliardi di dollari e di dicembre a 160 miliardi di dollari. Dopo l'implementazione di quest'ultima, tutte le importazioni cinesi sarebbero state tassate", hanno ricordato in Banca March.

