Il prezzo del greggio sale negli scambi di questo martedì, cancellando le perdite precedenti nella speranza che il Presidente Donald Trump approfitti del discorso in programma per oggi per parlare dei progressi nella risoluzione del prolungato scontro commerciale tra USA e Cina.
Trump interverrà alle 12 ET (17:00 GMT) all’Economic Club di New York e gli investitori seguiranno le sue parole con attenzione per avere aggiornamenti sulle trattative commerciali con la Cina, sulla scia delle recenti notizie secondo cui la “fase 1” dell’accordo commerciale non sarà finalizzata prima di dicembre.
I prezzi sono andati sotto pressione ieri tra i timori per il rallentamento della crescita economica e per le prospettive per la domanda di greggio derivanti dalle conseguenze dei 16 mesi di scontro commerciale tra le due principali economie mondiali.
Il greggio Brent, il riferimento globale, sale di 30 centesimi a 62,48 dollari al barile alle 08:07 ET (13:07 GMT), dopo essere sceso al minimo di 61,90 dollari. I future del greggio USA salgono di 13 centesimi a 56,96 dollari al barile.
“Il mercato petrolifero è in attesa”, afferma Tamas Varga di PVM. “Il prossimo movimento di 5-10 dollari sarà deciso da considerazioni economiche e commerciali”.
Trump “dovrebbe rinviare la sua decisione sull’applicazione dei dazi sulle importazioni di auto e pezzi di ricambio dall’Europea e getterà luce sulla situazione dei negoziati commerciali con la Cina”, aggiunge Varga.
“Gli operatori dei mercati continuano a credere che un accordo commerciale (parziale) verrà firmato presto”, afferma Carsten Fritsch, analista di Commerzbank (DE:CBKG). “I crescenti dubbi su questo argomento metteranno sotto pressione i prezzi del greggio”.
I prezzi sono inoltre stati spinti dai dati statunitensi da cui è emerso che le scorte di greggio a Cushing, il punto di consegna del WTI, sono scese di circa 1,2 milioni di barili nella settimana terminata l’8 novembre, dicono i trader, citando l’agenzia di intelligence dei mercati Genscape.
Le scorte di Cushing sono salite per cinque settimane di fila fino all’1 novembre, in base ai dati governativi.
Il Brent è schizzato del 16% nel 2019, supportato dal patto per la limitazione delle scorte dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio e dei suoi alleati tra cui la Russia. I produttori si incontreranno il 5-6 dicembre per decidere se estendere l’accordo.
L’Oman, uno dei produttori esterni che collaborano con l’OPEC, ieri ha reso noto che l’alleanza probabilmente estenderà l’accordo ma difficilmente verrà aumentata la quantità dei tagli.
--Articolo realizzato con il contributo di Reuters

