Investing.com - Il prezzo del greggio inizia la settimana in territorio negativo questo lunedì, tra l’aumento dell’attività di trivellazione negli Stati Uniti e gli investitori in attesa di indicazioni circa la possibilità di altre sanzioni statunitensi all’Iran.
I future del greggio West Texas Intermediate scambiati a New York crollano di 79 centesimi, o dell’1,1%, a 67,31 dollari al barile alle 3:45 ET (07:45 GMT).
Intanto, i future del greggio Brent, il riferimento per il prezzo del greggio al di fuori degli Stati Uniti, crollano di 90 centesimi, o dell’1,2%, a 72,90 dollari al barile.
Il riferimento globale ha superato la soglia simbolica dei 75 dollari al barile la scorsa settimana per la prima volta dalla fine del 2014, nelle speculazioni che gli Stati Uniti possano applicare nuovamente le sanzioni contro l’Iran, un importante produttore petrolifero del Medio Oriente nonché membro dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio (OPEC).
Se ciò dovesse succedere, potrebbe esserci una riduzione delle esportazioni petrolifere iraniane, con una conseguente ulteriore diminuzione delle scorte globali.
Il governo Trump ha tempo fino al 12 maggio per prendere una decisione.
Tuttavia, l’aumento dell’attività di trivellazione USA rappresenta uno dei pochi fattori a trattenere il prezzo del greggio in un ambiente altrimenti rialzista.
Le compagnie USA hanno aggiunto cinque impianti nella settimana terminata il 27 aprile, portando il totale a 825, secondo quanto ha affermato l’azienda di servizi energetici di General Electric (NYSE:GE) Baker Hughes nel suo seguitissimo report di venerdì.
Si tratta del massimo dal marzo 2015 e contribuisce ad alimentare i timori per l’aumento della produzione USA.
Effettivamente, la produzione statunitense - spinta dall’estrazione di scisto - è schizzata al massimo storico di 10,59 milioni di barili al giorno la scorsa settimana, secondo la Energy Information Administration (EIA).
Solo la Russia ne produce di più, con circa 11 milioni di barili al giorno.
Tuttavia, il sentimento generale sul mercato del greggio resta positivo e gli investitori sono fiduciosi che i tagli alla produzione organizzati dall’OPEC riescano a ridurre le scorte in esubero.
L’OPEC e 10 produttori al di fuori del cartello, compresa la Russia, stanno limitando la produzione di circa 1,8 milioni di barili al giorno dall’inizio dello scorso anno, per portare le scorte globali alla media quinquennale. L’accordo dovrebbe scadere alla fine del 2018.
Il cartello si incontrerà a giugno per decidere se l’accordo sui tagli alla produzione debba essere modificato in base alle condizioni del mercato.
Questa settimana l’attenzione degli operatori sarà concentrata sui dati USA sulle scorte di greggio e prodotti raffinati, attesi domani e mercoledì, per valutare la forza della domanda da parte del principale consumatore mondiale e quanto velocemente continueranno ad aumentare i livelli di produzione.
Al centro della scena anche i commenti dei principali produttori globali, per capire se intendono prolungare l’attuale accordo sui tagli alla produzione fino al prossimo anno.
Gli investitori seguiranno da vicino anche la geopolitica questa settimana.
Intanto, i future della benzina crollano dell’1,3%, a 2,101 dollari al gallone, mentre il combustibile da riscaldamento segna un tonfo dell’1,1% a 2,111 dollari al gallone.
I future del gas naturale si attestano in calo a 2,766 dollari per milione di BTU.
