Di Mauro Speranza
Il Governo starebbe per ridurre quasi a zero le sue previsioni di crescita per il 2019, portandolo allo 0,1% rispetto alla precedente stima dell’1% risalente solo allo scorso dicembre, tra l’altro ribassato dopo una trattativa con l’Unione europeo rispetto all’iniziale 1,5%.
A scriverlo è il Sole 24 Ore, secondo il quale il ribasso sarebbe contenuto nelle previsioni nella legge di bilancio, portando il deficit in crescita al 2,4%.
Si tratta dell’ultimo rumor su una possibile riduzione, il quale conferma le indiscrezioni della Reuters che aveva rivelato delle intenzioni del Ministro dell’Economia Giovani Tria su un possibile downgrade a 0,1%.
La strada, però, non sembra essere obbligata mentre il Governo, aggiunge il Sole 24 Ore, spera che il prossimo aggiornamento dei conti trimestrali della Pubblica amministrazione e la pubblicazione del dato sulla produzione industriale di febbario potrebbero aiutare. “I ritocchi”, però, “difficilmente potranno essere superiori al decimale, verso una crescita allo 0,2% e un deficit al 2,3%", avvere ancora il quotidiano finanziario.
Le previsioni negative sono confermate anche dalla società di ricerca economica Prometeia, la quale indica una crescita dello 0,1% per il 2019 e dello 0,7% nel 2020. L'istituto, inoltre, non include l'ipotesi di manovra correttiva per il 2019, ""in parte perché lo sforamento del disavanzo rispetto agli obiettivi potrà essere giustificato dall’andamento debole del ciclo, in parte perché la Commissione Europea è in scadenza".
Nel frattempo, previsioni negative arrivano anche da Confindustria, la quale a totalmente azzerano la usa stima sul Pil 2019, portando al 2,6% il rapporto deficit/Pil.
Il "deteriorarsi delle condizioni per la crescita nella seconda metà del 2018 e un inizio 2019 tutt'altro che positivo, determinano una ulteriore, forte, revisione al ribasso", si legge nel rapporto del Centro studi di Confindustria.
Se la riduzione della crescita economica sembra sempre più probabile, dunque, a marzo l’indice di fiducia dei consumatori ha visto una calo a 111,2 punti rispetto al precedente dato di 112,4, tornando così ai minimi del settembre 2017.
Il ripiegamento dell'indice di fiducia dei consumatori riflette il deterioramento di tutte le sue componenti: il clima economico e quello corrente registrano le flessioni più marcate mentre cali più contenuti caratterizzano il clima personale e, soprattutto, quello futuro.
Con riferimento alle imprese, continua l'Istat, l'indice di fiducia aumenta nei servizi (da 98,3 a 100,1) e nelle costruzioni (da 135,5 a 140,3), rimane stabile nel commercio al dettaglio (a quota 105,5) mentre diminuisce nel comparto manifatturiero (da 101,6 a 100,8).

