Il prezzo del greggio si stacca dal minimo di due mesi questo giovedì, ancora colpito dai timori che il rallentamento economico globale possa ancora una volta lasciare il mercato in esubero il prossimo anno.
Alle 8:12 ET (12:12 GMT), i future del greggio USA di riferimento si attestano a 52,38 dollari al barile, giù dello 0,4% sulla giornata e vicino al minimo di due mesi di 52,26 dollari della notte. I prezzi si trovano ad un livello inferiore rispetto a quello precedente all’attacco di droni contro gli impianti petroliferi sauditi ad inizio settembre.
I future del Brent, il riferimento internazionale, si attestano a 57,45 dollari al barile, giù dello 0,4% sulla giornata e meno del livello di 60 dollari che molti colossi europei ed USA prendono come riferimento.
L’impatto degli attacchi sauditi sulle scorte fisiche si è ridotto quasi del tutto ormai. Il Ministro del Petrolio saudita, il principe Abdulaziz bin Salman in una conferenza a Mosca questa mattina ha affermato che la produzione del regno si è stabilizzata a 9,9 milioni di barili al giorno e che ha al momento una capacità di scorte di altri 1,4 milioni di barili al giorno.
Alla stessa conferenza, il Ministro dell’Energia russo Alexander Novak ha reso noto che non sono necessari immediati cambiamenti al patto dell’OPEC+ sulla riduzione della produzione che sta al momento lasciando fuori dal mercato 1,2 milioni di barili al giorno di greggio.
E questo malgrado i crescenti segnali di un rallentamento della crescita della domanda globale. In un’intervista di ieri, Novak ha affermato che si aspetta ancora che la domanda globale aumenti di 1,4 milioni di barili al giorno, mentre l’Agenzia Internazionale per l’Energia ne stima 1,3 milioni ma avverte che la domanda è “fragile”.
L’OPEC+ rivedrà il suo accordo nella prima settimana di dicembre, con il patto in sé che resterà in vigore fino alla fine del marzo 2020.
Le aspettative private sono persino più cupe. UBS Global Wealth Management si aspetta una crescita di soli 0,9 milioni di barili al giorno quest’anno ed il prossimo, con la crescita solida negli USA, in Norvegia e Brasile che farà passare il mercato da un deficit ad un surplus. E questo si tradurrà in un prezzo del greggio USA pari a 50 dollari al barile nel giro di 6-12 mesi, spiega l’esperto di strategie di UBS Giovanni Staunovo. In altre parole, un calo “nella curva di costo della produzione di scisto USA a ciclo breve”.
Greggio su dal minimo di 2 mesi; in ripresa la produzione saudita
Ott 03, 2019
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