Di Gina Lee
Il prezzo del greggio chiude il mese di marzo recuperando le perdite dopo essere sceso al minimo di 18 anni nell’ultima seduta.
I future del Brent, il riferimento internazionale, balzano dell’1,82% a 26,88 dollari alle 21:57 ET (02:57 GMT), mentre i future del greggio WTI schizzano del 4,43% a 20,98 dollari.
Il greggio WTI è crollato di quasi il 7% a 20,09 dollari al barile ieri, il minimo dal febbraio 2002, mentre il mercato del greggio continua a cercare una soluzione al problema delle scorte in eccesso. Arabia Saudita e Russia potranno pompare a volontà a partire da domani, dal momento che l’alleanza OPEC+ non è riuscita a mediare una tregua nella guerra dei prezzi tra i due produttori.
Intanto, la maggior parte dei paesi sta prorogando la data di termine delle misure di chiusura, riducendo anche i trasporti per gestire la pandemia di COVID-19.
La conversazione svoltasi ieri tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la sua controparte russa Vladimir Putin per discutere dell’importanza della stabilità dei mercati energetici non è riuscita ad avere un impatto significativo.
“Ogni briciola di ottimismo è la benvenuta, anche se dovesse trattarsi di una falsa alba”, ha riferito a Bloomberg Stephen Innes, esperto di strategie dei mercati globali di AxiCorp.
“La devastazione della domanda è il fattore più aggravante in questi giorni, mentre i problemi delle scorte non fanno che esacerbare questa pressione”, aggiunge.

