Versione originale di Laura Sánchez – traduzione a cura di
La Commissione europea ha approvato ieri un piano di ripresa economica per un valore di 750 miliardi di euro. Il piano, che è stato soprannominato "Next Generation EU", offrirà principalmente aiuti sotto forma di finanziamenti diretti e, in misura minore, sotto forma di prestiti.
"La proposta dell'esecutivo dell'Unione europea è di portare il tetto del capitale proprio dei singoli stati al 2%, come già anticipato, e con il margine aggiuntivo di oltre 100 miliardi di euro sarà garantita l'emissione congiunta del debito, con la quale saranno raccolti 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi per i contributi a fondo perduto e 250 miliardi per i prestiti", ha spiegato Banca March.
I paesi che beneficerebbero maggiormente di questo programma sarebbero l'Italia e la Spagna, in quanto sono stati i più colpiti dalla pandemia, e potrebbero ricevere rispettivamente 80 miliardi e 77 miliardi di sussidi e 90 miliardi e 63 miliardi di prestiti.
"Il progetto di Von der Leyen, presidente della Commissione, è stato ben accolto tra i membri del Parlamento europeo, ma dovrà comunque affrontare la posizione opposta di alcuni membri del Consiglio, i leader dei paesi cosiddetti 'frugali'", aggiungono in Banca March.
“I 'frugali' non sono a loro agio né con l'alta percentuale di trasferimenti né con la mancanza di condizionalità, ma questo accordo richiede l'unanimità, rendendo probabile che la versione finale del piano sarà più modesta. Ha senso considerare questa proposta come il 'punto di ancoraggio' iniziale, una posizione un po' estrema (che, di fatto, va al di là di quanto proposto da Francia e Germania) per l'avvio delle trattative. Sia il volume totale che il rapporto tra i trasferimenti e i prestiti sono destinati a cambiare. L'inclusione della condizionalità è meno probabile perché in Italia c'è molta sensibilità su questo tema", osserva Carsten Brzeski, capo economista di ING per l'eurozona.
"Molto resta da definire, come costo e condizionalità, poiché il piano richiede il sostegno unanime di tutti i 27 Stati membri e del Parlamento europeo per avere successo. Le trattative non saranno facili e potrebbero andare oltre il mese di luglio. Di particolare rilevanza sarà la reazione di diversi Paesi (Austria, Svezia, Olanda, Danimarca) che pur essendo disposti a negoziare, è prevedibile che chiederanno chiari limiti a questi aiuti, soprattutto che si tratti di prestiti e che siano soggetti a rigorose condizioni", sottolineano in Renta 4.
"È importante notare che i trasferimenti tra paesi non sono più tabù. Si tratta di un grande passo avanti nell'affrontare le crescenti divergenze nei risultati economici degli Stati membri", spiega a Natixis IM Axel Botte, stratega di Ostrum AM.
"Questo meccanismo eviterà che i bilanci nazionali della maggior parte dei paesi interessati siano sotto pressione. Implica una parziale mutualizzazione del debito e promuove l'integrazione finanziaria europea", aggiunge Botte.
"D'ora in poi dovremo seguire molto da vicino le trattative tra i due blocchi antagonisti emersi nell'UE: quello dei Paesi del nord, composto da Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia, e quello dei Paesi del sud, i più colpiti dalla crisi sanitaria guidati da Italia e Spagna e con un certo sostegno della Francia, la cui gestione della pandemia ha lasciato molto a desiderare. La grande battaglia si concentrerà sulle somme da distribuire sotto forma di sovvenzione a fondo perduto e sulla condizionalità dell'aiuto, che temiamo sia strettamente legata a riforme strutturali ad alto costo politico", concludono in Link Securities.

