Di Mauro Speranza
Si allenta la pressione sullo spread che scende sotto quota 275 punti, seppure restando nettamente a livello di guardia.
Le parole dei Luigi Di Maio avevano contribuito a far scendere il differenziale Btp-bund a dieci anni, con il Vice Premier che aveva spiegato come "il tema non è lo spread in sé e neanche il 3% (di deficit/Pil). Il tema è quando dichiari che vuoi sforare il 3% aumentando il debito pubblico. Quindi lo dico chiaramente: il M5s non voterà mai un legge di bilancio per aumentare il debito pubblico".
Di Maio, inoltre, ha affermato di essere “tranquillo” rispetto al rischio di sanzioni da parte di Bruxelles dovute al mancato rispetto delle regole di bilancio.
Di Maio, però, ha aggiunto qualcosa che forse sta facendo preoccupare l’Unione europea. Secondo il Vice Premier, infatti, “dopo il voto di maggio la leadership europea passerà di mano” e “questa Europea non ci sarà più”.
Il pentastellato, dunque, punta tutto sul possibile cambio di strategia dell’Unione europea, e non sul rispetto delle regole UE.
Più ‘aggressivo’ sul tema l’altro Vice Premier, Matteo Salvini. “Se servirà infrangere alcuni limiti, del 3% o del 130-140%, tiriamo dritti”, aveva detto martedì facendo infiammare lo spread, fino a quando lo stesso Di Maio era stato costretto ad affermare che “in questo governo non è mai stata contemplata l’idea di far aumentare il debito pubblico oltre il 140”.
"Lo spread è controllato da pochi grandi finanziatori e speculatori internazionali che decidono la mattina: apro il rubinetto, chiudo il rubinetto", aveva tuonato Salvini.
Nel frattempo, ieri era prevista la riunione dell’eurogruppo con il ‘tema Italia’ che si è imposto tra i partecipanti nonostante non fosse all’ordine del giorno.
Il 5 giugno prossimo la Commissione europea potrebbe valutare la procedura d’infrazione sul debito italiano. Il Governo, scrive La Repubblica, potrebbe essere costretto a d una ‘manovrina bis’ da 3 miliardi nell’immediato, per poi intervenire con oltre 20 miliardi nel 2020 per mantenere il debito italiano sotto controllo.
Attacchi all’Italia erano arrivati già dall’Austria, con il Ministro dell’Economia, Hartwig Loeger, che aveva avvisato sul rischio che “l’Italia diventi una seconda Grecia” e di “non voler pagare i debiti di Roma”.
All’austriaco si era unito anche il commissario Pierre Moscovici. “Il 130% dei debito attuale è già troppo”, aveva spiegato, ottenendo la risposta del Ministro italiano dell’economia. “C'è un Def approvato da Governo e Parlamento”, era intervenuto il ‘pompiere’ Giovanni Tria, spiegando che il Governo “sta lavorando” per attenersi a quegli obiettivi concordati con l’Unione europea.

