Si avvia alla fine il periodo di stop alle contrattazioni di Banca Carige (MI:CRGI), ferma dal 3 gennaio 2019. Il commissario uscente Pietro Modiano, infatti, ha annunciato il superamento del 10% di flottante necessario per accedere alle contrattazioni, a conclusione della terza tranche dell’aumento di capitale per 85 milioni di euro.
Secondo quanto comunicato, “risulta già superata la soglia” considerati i 10 miliardi di azioni gratuite che verranno assegnate agli attuali azionisti aventi diritto e i 16,8 miliardi di azioni oggetto di richiesta di sottoscrizione, pari al 2,2% del capitale post esecuzione integrale dell’aumento.
“E’ possibile che il ritorno in Borsa avvenga già a febbraio”, spiegava Modiano, “dopo la nomina del nuovo Cda verranno meno le condizioni che avevano determinato la sospensione e la Borsa potrà disporre la riammissione”.
Tra le ipotesi in campo c’è quella dell’accorpamento delle azioni, “già proposto nell’assemblea del 22 dicembre dello scorso anno”, aggiungeva Modiano, spiegando che tale idea avrebbe lo scopo di “evitare che il titolo sia esposto a una volatilità eccessiva. La decisione spetterà ai nuovi vertici di Carige (MI:CRGI)”.
Per la decisione ufficiale sarà necessario attendere l’assemblea dei soci prevista per il 31 gennaio, ultimo atto degli attuali commissari. Successivamente, l’assemblea “eleggerà un nuovo consiglio d’amministrazione. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi, in qualità di azionista di maggioranza, nominerà ai vertici della banca dei suoi manager di fiducia”.
La terza tranche dell’aumento di capitale
Si tratta dell’ultima fase della ricapitalizzazione per 700 milioni di euro complessivi, ed era destinata agli attuali azionisti. Le richieste di sottoscrizione hanno un valore di 16,8 miliardi di nuove azioni ordinare, corrispondenti a 16,8 milioni di euro e al 19,7% dell’importo della terza tranche.
Per le azioni non sottoscritte interverrà il Fondo Interbancario (FITD), il quale ne aveva garantito l’acquisto.
Il 20 dicembre verrà definito il regolamento dell’intera operazione di Rafforzamento Patrimoniale, a seguito della cessione di crediti NPE ed emissione delle Obbligazioni Subordinate Tier 2.

