La Banca centrale europea potrebbe decidere di attivare una politica monetaria di aiuto all’Italia col fine di salvare l’euro, proseguendo, così, con le scelte della famosa promessa "whatever it takes", pronunciata nel luglio del 2012 per salvare la valuta unica di fronte alla crisi dei debiti sovrani.
Le indiscrezioni sono state riportate dall’agenzia MNI, secondo la quale l’istituto centrale potrebbe utilizzare lo strumento dell’OMT (Outright Monetary Transactions).
Tramite l’OMT, la Bce può acquistare bond di breve termine nel mercato secondario ma questo programma può essere attivato solo su richiesta specifica di un Paese membro, a condizione che questo si impegni a rispettare una serie di condizioni in tema di disciplina di bilancio.
Già a fine ottobre Mario Draghi aveva parlato di questo strumento, affermando che “l’OMT è in generale uno strumento di gestione delle crisi, insieme all'ESM”, che potrebbe essere attivato solo nel caso in cui il Governo potesse richiedere l’accesso al Fondo Salva Stati rispettando le regole di Bruxelles.
Con la fine imminente del programma di acquisti da parte della Banca centrale europea, l’Italia rischia di avere conseguenze negative in misura maggiore rispetto ad altri paesi. Mario Draghi, però, ha già avvisato i vari Paesi dell’Eurozona, affermando che “devono rispettare le regole”, parole viste da molti analisti come indirizzate all’Italia.
L’aiuto diretto ad un singolo stato da parte dell’Unione europea e della Bce è infatti prevista solo nel caso in cui un paese abbia trovato un’accordo di bailout con Bruxelles e in cambio di riforme economiche.
Secondo Capital Economics, però, gli attuali livelli di rendimenti e spread dei titoli di Stato italiani sono ancora ben lontani dai picchi toccati durante la crisi del 2011-2012, lasciando ipotizzare che nell’immediato non si voglia ricorrere a questo strumento.
Ulteriori strumenti che la Banca centrale potrebbe mettere in campo per aiutare il nostro paese sono rappresentati dai piani Ltro e Tltro, pensati per stimolare la ripresa del credito all’economia reale. Questi strumenti possono agevolare il sistema bancario, con gli istituti italiani che già ne fecero uso nel corso della crisi per circa 700 miliardi.
Tali programmi termineranno nel corso del prossimo anno e, a quel punto, l’istituto centrale europeo potrebbe valutarne la riattivazione.
